Oltre a IL LATO OSCURO DEL POTERE vorrei presentarvi un estratto dalla II parte de IN UNA NOTTE D'ESTATE, un testo che per argomentazione, completezza, ritmo, dei miei lavori ritengo il più interessante dal punto di vista narrativo (link).
La sua origine statunitense da una parte, e siciliana dall’altra, assumeva una valenza non poco superflua a confronto della vicenda che invece lo avrebbe caratterizzato, riguardante un sottobosco di intrecci, di “inciuci”, come meglio si usa dire in questi casi, di un’Italia gattopardesca secolarmente in preda a un ricatto dovuto a specifiche trattative e impunità.
Un’Italia vittima di quel grande accordo Stato-mafia, che dal Risorgimento in poi si è sempre più consolidato, un accordo divenuto quasi necessario, quanto il fatto di mantenerlo segreto per via di una sua natura bellica e illecita allo stesso tempo.
Qualcuno lo riterrebbe pure anti/costituzionale, e tutto ciò in favore di quei vertici internazionali che tali costituzioni in fondo stipularono, sebbene ne abbiano poi lasciato una zona d’ombra molto più affine ai loro veri obiettivi, che di ogni costituzione ne avrebbe fatto stralciare ogni validità, qualora si fosse presentata qualsivoglia minaccia di smascheramento a delle reali finalità progettuali da parte loro, alla natura segreta dei loro bellici e sotterranei accordi.
Il brutto vizio dell’Italia è rimasto quindi il “gattopardismo”, fruitore, all’opposto, se si vuole, di qualsivoglia fascismo, per quanto anch’esso non ne sia stato o non ne venga eventualmente intaccato, da un ormai costume abitudinario.
Mentre del comunismo può dirsi invece di come a oggi il gattopardo lo abbia rispedito a un suo originario concetto padronale, in completa antitesi alle sue vagheggianti teorizzazioni collettivistiche, proletarie o operaistiche, per cui siamo punto e a capo, il comunismo, o chi da quell’area si fregia di provenire, è come una destra, che come tale potrebbe però trovarsi all’interno di un involucro fascistoide, quando diversamente inteso da quello fascista che fu.
E a una sua eventuale sinistra difficilmente dei “paladini” troverebbero spazio.
Se fossero ingaggiati come dei terroristi, sarebbero congeniali fino al punto in cui, non servendo più per una determinata causa, un qualsiasi spontaneismo da parte loro verrebbe immediatamente infiltrato o spazzato via.
Ogni ideologia costituzionalmente intesa infatti, è creazione, strumento e continua movimentazione del gattopardo, e i mezzi per tenerla sotto scacco potrebbero esserne le bombe come i dossier/ricatto: tra i suoi oppositori è riuscito perfino a instillare dei “canoni” per cui non sia possibile neanche farlo fesso e contento, il che ne sarebbe una via d’uscita; ha immesso dunque convinzioni, principi, credenziali, per cui un atto di compiacenza o di obbedienza nei suoi confronti, da concepire come un’abile eventuale strategia, è pari a un’offesa al proprio orgoglio, a una “proibitiva” adulazione, e tutto ciò dopo aver creato, egli stesso, dei livelli ideologici e differenziati di condizione sociale.
Non a caso gli interessa il dualismo, e quello strettamente inteso.
Avrà dunque e sempre (ma fino a che punto o su quali quantità non è dato sapersi) la sua cerchia di oppositori emarginati, a lui in primis, e di cui lui come un vampiro o un serpente continuerà a cibarsene, non riuscendo loro a trasformare il suo veleno, e per conto di dati, azioni, atteggiamenti, in siero benefico, in energia positiva, in fuoco altro: in sane, riscontrabili, legislazioni.
In sostanza non riuscendo, sistematicamente e a causa delle sue oscure progenie, a emarginarlo.
Per cui gli piacciono le belle rivoluzioni, per il fatto che non possano compiersi, restano sempre lì, come delle belle sfide, che fondamentalmente non avranno luogo.
Gli piacciono quei colti ipocriti, ci va matto, quelli che quando accusano altri loro consimili di diventare classe o condizione sociale a sé, nel frattempo li sta già preparando alla medesima trappola.
Tutto ciò è un suo modus operandi, dovrà anch’egli divertirsi, procacciarsi cibo, fare affari.
E in una notte d’estate, in un incontro con Tommaso Rapisarda, discutendo di politica, di arte e altro ancora, quasi inevitabilmente saltò fuori la sua più grande preoccupazione in quel momento, che consisteva nel fatto che lo volessero far fuori, perché per le sue battaglie in parlamento e per la sua intelligenza, considerato come non allineato a un sistema che fin dal dopoguerra si portava avanti ininterrottamente.
Cagliaritano, deputato, 52 anni, il problema di fondo, mi disse, e da cui bisognava ripartire per poter concepire una soluzione, non era neanche tanto la struttura organica del fascismo, ma tutt’al più le sue relazioni con le altre potenze dell’epoca, che compromisero quasi il periodo post-bellico italiano: ovvero dagli accordi “sottobanco” che inizialmente Benito Mussolini stipulò con Gran Bretagna e Francia, un suo mettersi di traverso dichiarando e poi perdendo la guerra, ci avrebbe ridotto a protettorato, a colonia anglo/francese, ci avrebbe “pregiudicato” a prescindere, dove se non altro, in un mare di insidie, la spuntammo grazie al provvido inserimento americano, che ci rese fra le prime nazioni al mondo per importanza, produzioni e acquisizioni di interessi.
Ma in piena continuità ottocentesca, tra intrallazzi e illegalità, a quel punto il gattopardo non avrebbe che potuto affinare al meglio i suoi progetti, che sarebbero equivalsi a una minor possibilità di incidere politicamente, concedendo come prospettiva/consolazione quel vitalizio, che in termini economici, unito ad altri innumerevoli aspetti, avrebbe significato un continuo degenerare, ma non soltanto all’interno del bel paese, anche, se non soprattutto, per ciò che ne avrebbe riguardato la sua politica estera, in termini sia di spessore che di importanza.
Il tutto condito, come forma mentis principale, da un atteggiamento auto-referenziale e auto-compiacente, che ne avrebbe parzialmente mascherato la reale finalità di quei progetti, in fondo quasi un modo d’essere, di intendere la politica e i suoi specifici interessi, politica che di contro sarebbe arrivata al punto di smascherare sempre più i suoi paradossi, ma che nel frattempo, e per via della poc’anzi citata forma mentis, ne avrebbe fatto accogliere come normalità, o mera e scontata constatazione, l’essenza delle sue reali intenzioni...(continua a leggere qui)
Un’Italia vittima di quel grande accordo Stato-mafia, che dal Risorgimento in poi si è sempre più consolidato, un accordo divenuto quasi necessario, quanto il fatto di mantenerlo segreto per via di una sua natura bellica e illecita allo stesso tempo.
Qualcuno lo riterrebbe pure anti/costituzionale, e tutto ciò in favore di quei vertici internazionali che tali costituzioni in fondo stipularono, sebbene ne abbiano poi lasciato una zona d’ombra molto più affine ai loro veri obiettivi, che di ogni costituzione ne avrebbe fatto stralciare ogni validità, qualora si fosse presentata qualsivoglia minaccia di smascheramento a delle reali finalità progettuali da parte loro, alla natura segreta dei loro bellici e sotterranei accordi.
Il brutto vizio dell’Italia è rimasto quindi il “gattopardismo”, fruitore, all’opposto, se si vuole, di qualsivoglia fascismo, per quanto anch’esso non ne sia stato o non ne venga eventualmente intaccato, da un ormai costume abitudinario.
Mentre del comunismo può dirsi invece di come a oggi il gattopardo lo abbia rispedito a un suo originario concetto padronale, in completa antitesi alle sue vagheggianti teorizzazioni collettivistiche, proletarie o operaistiche, per cui siamo punto e a capo, il comunismo, o chi da quell’area si fregia di provenire, è come una destra, che come tale potrebbe però trovarsi all’interno di un involucro fascistoide, quando diversamente inteso da quello fascista che fu.
E a una sua eventuale sinistra difficilmente dei “paladini” troverebbero spazio.
Se fossero ingaggiati come dei terroristi, sarebbero congeniali fino al punto in cui, non servendo più per una determinata causa, un qualsiasi spontaneismo da parte loro verrebbe immediatamente infiltrato o spazzato via.
Ogni ideologia costituzionalmente intesa infatti, è creazione, strumento e continua movimentazione del gattopardo, e i mezzi per tenerla sotto scacco potrebbero esserne le bombe come i dossier/ricatto: tra i suoi oppositori è riuscito perfino a instillare dei “canoni” per cui non sia possibile neanche farlo fesso e contento, il che ne sarebbe una via d’uscita; ha immesso dunque convinzioni, principi, credenziali, per cui un atto di compiacenza o di obbedienza nei suoi confronti, da concepire come un’abile eventuale strategia, è pari a un’offesa al proprio orgoglio, a una “proibitiva” adulazione, e tutto ciò dopo aver creato, egli stesso, dei livelli ideologici e differenziati di condizione sociale.
Non a caso gli interessa il dualismo, e quello strettamente inteso.
Avrà dunque e sempre (ma fino a che punto o su quali quantità non è dato sapersi) la sua cerchia di oppositori emarginati, a lui in primis, e di cui lui come un vampiro o un serpente continuerà a cibarsene, non riuscendo loro a trasformare il suo veleno, e per conto di dati, azioni, atteggiamenti, in siero benefico, in energia positiva, in fuoco altro: in sane, riscontrabili, legislazioni.
In sostanza non riuscendo, sistematicamente e a causa delle sue oscure progenie, a emarginarlo.
Per cui gli piacciono le belle rivoluzioni, per il fatto che non possano compiersi, restano sempre lì, come delle belle sfide, che fondamentalmente non avranno luogo.
Gli piacciono quei colti ipocriti, ci va matto, quelli che quando accusano altri loro consimili di diventare classe o condizione sociale a sé, nel frattempo li sta già preparando alla medesima trappola.
Tutto ciò è un suo modus operandi, dovrà anch’egli divertirsi, procacciarsi cibo, fare affari.
*
E in una notte d’estate, in un incontro con Tommaso Rapisarda, discutendo di politica, di arte e altro ancora, quasi inevitabilmente saltò fuori la sua più grande preoccupazione in quel momento, che consisteva nel fatto che lo volessero far fuori, perché per le sue battaglie in parlamento e per la sua intelligenza, considerato come non allineato a un sistema che fin dal dopoguerra si portava avanti ininterrottamente.
Cagliaritano, deputato, 52 anni, il problema di fondo, mi disse, e da cui bisognava ripartire per poter concepire una soluzione, non era neanche tanto la struttura organica del fascismo, ma tutt’al più le sue relazioni con le altre potenze dell’epoca, che compromisero quasi il periodo post-bellico italiano: ovvero dagli accordi “sottobanco” che inizialmente Benito Mussolini stipulò con Gran Bretagna e Francia, un suo mettersi di traverso dichiarando e poi perdendo la guerra, ci avrebbe ridotto a protettorato, a colonia anglo/francese, ci avrebbe “pregiudicato” a prescindere, dove se non altro, in un mare di insidie, la spuntammo grazie al provvido inserimento americano, che ci rese fra le prime nazioni al mondo per importanza, produzioni e acquisizioni di interessi.
Ma in piena continuità ottocentesca, tra intrallazzi e illegalità, a quel punto il gattopardo non avrebbe che potuto affinare al meglio i suoi progetti, che sarebbero equivalsi a una minor possibilità di incidere politicamente, concedendo come prospettiva/consolazione quel vitalizio, che in termini economici, unito ad altri innumerevoli aspetti, avrebbe significato un continuo degenerare, ma non soltanto all’interno del bel paese, anche, se non soprattutto, per ciò che ne avrebbe riguardato la sua politica estera, in termini sia di spessore che di importanza.
Il tutto condito, come forma mentis principale, da un atteggiamento auto-referenziale e auto-compiacente, che ne avrebbe parzialmente mascherato la reale finalità di quei progetti, in fondo quasi un modo d’essere, di intendere la politica e i suoi specifici interessi, politica che di contro sarebbe arrivata al punto di smascherare sempre più i suoi paradossi, ma che nel frattempo, e per via della poc’anzi citata forma mentis, ne avrebbe fatto accogliere come normalità, o mera e scontata constatazione, l’essenza delle sue reali intenzioni...(continua a leggere qui)
