NUOVA ERA IN MARIA DE NAGLOWSKA

Su questioni relative a Gran Reset, Transumanesimo, Robotica e Intelligenza Artificiale, quella di Maria de Naglowska (1), più che Magia Nera può dirsi precisamente Magia Rossa.

In tal senso potremmo quindi definirla precorritrice dell’attuale Nuova Era, sebbene per alcuni aspetti possa in lei distinguersene la metodica, o finalizzazione, quando dunque non prettamente vampirica.

Ad accomunarla alla Magia Nera, più che una diversificazione operativa, è una damnatio memoriae delle origini, ancestrale, antropologica, perfino psichico/spirituale, che è ancora il principale fattore rivoluzionario (ma di un tentativo rivoluzionario realmente radicale) nello scontro tra milizie del sole e della luce, e legioni lunari dell’ombra e delle tenebre, scontro che troviamo così espresso in un passo della sua Dottrina del Terzo Termine della Trinità: “il Padre è il principio maschio, che compie l’atto della negazione dello Spirito Unico, il figlio è il principio della seconda negazione, quella che nella carne respinge la carne; è l’amore orientato verso l’irreale, l’amore del cuore infecondo. Il figlio non è né maschio né femmina, egli è al di qua dei due sessi divini. A causa di ciò egli è al di là degli esseri sessuati. La Madre è il ristabilimento del principio maschio nel senso inverso” di qui appunto quelli che saranno i precetti e i procedimenti riguardanti la Magia Sessuale di marca naglowskiana, attraverso la cosiddetta Messa d’Oro.

L’unione del dolore e del piacere sessuale era la via, secondo la Naglowska, per raggiungere il “punto più alto del calvario di Satana” (damnatio memoriae) da cui ne procede l’illuminazione interiore dell’adepto e la nascita del Terzo Termine, con la svolta dal satanismo maschile a quello femminile, e l’annuncio dell’arrivo della Nuova Era (dopo quella del dio ebraico padre e quella androgina del figlio) governata dal Dio-Madre per mezzo di Nostra Signora lo Spirito Santo, manifestazione della Sophia gnostica, destinazione occulta della donna, ovvero quando sacerdotessa dell’amore, prostituta sacra in grado di immagazzinare l’energia vitale del sesso per usarla in termini magico-spirituali.

Fin qui, al di là della sentita repressione o turbamento inerente al sesso, sistematicamente declamato attraverso la damnatio memoriae, e con annessi i continui tentativi di rivolta/rivoluzione sulla natura prima divina e poi umana, tentativi che da parte di alcune ristrette cerchie ancora si ripercuotono fino a oggi, si direbbe che la procedura naglowskiana, a confronto di quella nero-satanica o vampirica (trattandosi, a un certo grado, di energie ed entità) non sarebbe neanche così catastrofica: può dirsi certo rientrante nel pantheon di cenacoli fautori del Gran Reset Messianico, del Transumanesimo robotico o artificiale, ma bensì quando nella sua prioritaria componente naturale/spirituale; tali cenacoli al loro vertice essendo sempre e comunque gestiti, più di recente (cioè negli ultimi secoli) da sette nere eretiche giudaiche e dalla Compagnia di Gesù.

In fondo la lotta contro il passato di Maria de Naglowska, e appellandosi in favore a Satana e a Lucifero, moralmente chiedeva soltanto un perdono più allargato, più sistematico, più epocale che individuale (è ciò che ancora tali cenacoli, a sacrificio dei vari incidenti di percorso, vorrebbero) ma è come se in questa natura prima divina e poi umana, ormai scientemente automatica fin dalle origini, Lucifero, come entità, e chi come lui - e al di là da una volontà dell’uomo di servirsene negativamente o materialmente - svolgesse dall’Altissimo, per ognuno sequenzialmente, un ruolo quasi di motivatore, rappresenterebbe la prova, il passaggio - e in termini psichico/simbolici - dal punto più basso a quello più alto della cosmogonia universale (se non corroborato di nero e travisato dualismo, il tre volte 6 si direbbe in realtà la più alta perfezione solare).

La magia sessuale di Maria de Naglowska fu libero esercizio sessuale condiviso, di contro alle convenzioni religiose del suo tempo: in quegli atti ne avrebbe preteso la dignità del gesto e del ruolo.

(1) Maria de Naglowska (Marija Naglowskaja, 1883-1936) fu una delle maggiori esperte russe di occultismo, pratiche rituali di magia sessuale e surrealismo occulto. Fu scrittrice, giornalista, insegnante e, soprattutto, fondò la società nota come Confrérie de la Flèche d’or (Fratellanza della Freccia d’oro) attiva a Parigi dal 1932 al 1935, che coinvolse moltissimi intellettuali e anche esponenti del surrealismo francese. Nata a San Pietroburgo dal generale De Naglowski (avvelenato, pare, durante una partita a scacchi) e da Caterina Kamaroff, rimase orfana di genitori a soli dodici anni, e quando terminò gli studi, cui l’aveva destinata la facoltosa zia Elena Megeninova, decise di contattare la setta Khlisty, a cui apparteneva già il mago Grigorij Rasputin (1896-1916), e i cui membri praticavano regolarmente la magia sessuale, che da quel momento in poi sarebbe diventata la sua ossessione. La setta Khlysts o Khlysty (lett. Fruste), la cui genesi resta piuttosto oscura e misteriosa, fu animata da dissidenti della Chiesa ortodossa fin dal 1630 (anno cui apparterrebbe la prima traccia documentale della sua esistenza), e con tutta probabilità fece la sua apparizione in Siberia, fondata, forse, dal contadino Daniil Filippovič. I Khlysty avevano rinunciato al sacerdozio, ai libri sacri e alla venerazione dei santi (esclusa la Madre di Dio, la Theotòkos), e si dicevano certi della possibilità di comunicare con lo Spirito Santo e del fatto che lo stesso Spirito Santo potesse incarnarsi in qualunque individuo mediante opportuni rituali; potevano regolarmente frequentare le chiese di rito ortodosso, ma praticavano rituali estatici che conducessero al “raggiungimento della grazia divina” attraverso canti, preghiere e Radenie (balli frenetici, lett. zelo, fervore) culminanti in orge che si concludevano all’alba, quando una giovane donna denudata e venerata al tempo stesso come Theotòkos e come Madre Terra offriva agli adepti simbolici chicchi di uva. Dopo varie vicissitudini con il marito, il violoncellista ebreo Moshe Hopenko (1880-1949) conosciuto nei salotti bohemien della sua città e che abbandonò lei e i tre figli per unirsi ai sionisti in Palestina, Maria de Naglowska si recò a Roma, dove rimase fino al 1926, e dove prese a frequentare un gruppo di scrittori e intellettuali occultisti, fra cui Julius Evola (1898-1974) e altri membri del futuro Gruppo di Ur, i quali, insieme ad altri, parteciparono alle edizioni settimanali della rivista La Fleche. Evola scriverà molti decenni dopo che Maria de Naglowska usava lo scandalo a fini pubblicitari, per farsi notare, mentre il suo biografo e discepolo più diretto, Marc Pliquet, raccontò di quanto le conferenze da lei tenute, a Parigi e a Montparnasse, fossero assiduamente frequentate e di come venissero poi selezionati alcuni partecipanti per essere introdotti a “rituali più intimi e segreti”, al fine di conferire loro le “iniziazioni sataniche”, come la stessa Naglowska le definiva.